ITALIA-GERMANIA 4-3

Trenta minuti di ordinaria
follia

Trenta minuti di ordinaria follia



I grandi eroi che hanno illuminato i campi con le loro gesta, le squadre che hanno cambiato il modo di vedere e concepire il calcio, i momenti indimenticabili finiti nell’olimpo della dea Eupalla hanno sempre avuto le loro celebrazioni. 

 

Allo stadio Azteca di Città del Messico, che ha ospitato ben due rassegne continentali, salta all’occhio una targa, la data riportata è il 1970. Ah beh chiaro, farà riferimento al grande Brasile di Pelè che quel mondiale l’ha letteralmente dominato. No. 

Allora celebrerà la squadra padrona di casa, che passò per la prima volta i gironi accedendo alla fase ad eliminazione del torneo. Neanche.

 

In fondo si legge: “Partido del Siglo”.

La placca di metallo dell'Azteca non elogia una squadra o un campione, ma l'essere stato semplicemente il luogo in cui si è disputata una partita, LA partita. Ad essere ancora più precisi celebra trenta minuti di pura follia, perché non possono essere descritti in altro modo i tempi supplementari della semifinale fra Italia e Germania Ovest

 

A colori, in bianco e nero, poco importa. Per chi non ha potuto vederle la notte ormai fonda del 17 giugno del 1970 poco cambia se le immagini aiutano a capire cosa è effettivamente successo quella sera a Città del Messico. Le premesse sono già da grande sfida: da un lato la squadra di Valcareggi campione d’Europa con il pallone d’oro Gianni Rivera e il secondo classificato Gigi Riva, dall’altro la Germania del “Kaiser” Beckenbauer e di Gerd Muller, vittoriosa ai quarti contro i campioni in carica dell’Inghilterra.

 

Grazie, Karl-Heinz Schnellinger. Grazie. 

Rivedo ancora una volta le azioni di quella partita e benedico sempre, come credo avranno fatto tutti, quel piattone in area praticamente al termine di una gara tutt’altro che emozionante. Perché senza quel gol non ci sarebbe stato tutto quello che è successo dopo. 

 

Trenta minuti.

Muller la ribalta, Burgnich e Riva la controribaltano. A quel punto, al minuto centoquattro, chi si rialza più? Si alza al centosettimo il più minuto di tutti, sempre Gerd Muller, che svetta e la rimette in pareggio. Centodieci. Boninsegna sfugge a sinistra, supera Schulz, mette al centro e c’è Rivera, l’Abatino di e come Gianni Brera, che con il piattone supera Meier per la quarta volta. E pensare che il pallone d’oro in carica non era neanche partito dall’inizio. 

 

“Che meravigliosa partita, ascoltatori italiani!”.

Nando Martellini non si è scomposto neanche di fronte la storia. E la storia dice che l’Italia passa per venire poi strapazzatata all'ultimo atto da un Brasile di gente non umana, ma di Messico '70 tutti ricordano e ricorderanno sempre altro.  

 

La targa parla chiaro: “La partita del secolo”.

Perché in quella mezz’ora è racchiuso tutto quello che questo sport rappresenta e che non ha nome e non ha data.

Anzi no, il Calcio una data ce l’ha, 17 giugno 1970. E ha anche un nome: Italia-Germania 4-3.






2 commenti

  1. Sergio 27 giorni fa

    Infatti. Tra l'altro, per tutto il primo tempo ed anche in parte della ripresa, abbiamo giocato, a mio parere, alla pari ed il passivo piuttosto pesante è palesemente attribuibile alla mollezza delle gambe dei difensori, che anche allora si proponevano in avanti con buona frequenza, e dei centrocampisti che praticamente avevano smesso di ostacolare gli avanzamenti di Tostao e compagni.

  2. Giovanni B. 27 giorni fa

    Trenta minuti di ordinaria follia? Si! Infatti, quella partita, con la complicità di Schnellinger, c’è costata il Campionato del mondo contro il Brasile!. Infatti, il giorno della finalissima, abbiamo incontrato i brasiliani, vivi, vegeti e riposati (non avendo disputato i supplementari in semifinale) mentre noi italiani stanchi (per i 30 minuti in più fatti contro i tedeschi), spompati e con un giorno di riposo in meno. Questo è l'iter normale e alla pari per affrontare una finale? Sul detto che il Brasile e Pelè abbiano dominato quel mondiale, (tutto quanto a loro favore) ho seri dubbi.

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