LA DICHIARAZIONE

Al Palermo da 23 anni
Parla Argento

Al Palermo da 23 anni. Parla Argento



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Nonostante il trascorrere degli anni, il susseguirsi di società e presidenti, lui è sempre lì in plancia di comando a guidare i giovani rosanero. 

Stiamo parlando di Rosario Argento, attuale responsabile del settore giovanile del Palermo

Il dirigente rosanero - attraverso una lunga intervista a La Repubblica - ha raccontato i suoi anni al Palermo

 

Arrivai la prima volta nel 1990 e rimasi fino al ‘96: entrai con Franco Peccenini. Il presidente era Salvino Lagumina e l’idea della società era quella di creare una scuola calcio. Per farla servivano tecnici qualificati e io all’epoca ero fra i pochi ad avere i tesserini Uefa. Poi nel ‘96 andai via, c’erano difficoltà economiche. La società vendette Giacomo Tedesco e Giorgio Lucenti per iscriversi al campionato. La seconda volta quando arrivò Sensi, mi chiamò D’Antoni che era stato il mio presidente al Calcio Sicilia. Perinetti mi affidò la ricostruzione del settore giovanile, era il 2000 e il nostro primo successo fu lo scudetto Berretti con Rinaudo, Ciaramitaro, Di Vincenzo, Perna: un’altra gran bella squadra. Con l’arrivo di Zamparini, che ci confermò tutti, seguimmo un percorso con programmazione e buone possibilità economiche… Lucchesi voleva che rientrassi, Perinetti pensava a me, ma avevo già fatto un percorso con Mirri e Sagramola per creare una seconda squadra: volevamo rilevare il Cus, creare una base forte con il settore giovanile e partire dall’Eccellenza. Poi di colpo ci siamo ritrovati di nuovo in rosanero. Il 7 agosto non avevamo giocatori: ma con l’entusiasmo contagioso di Mirri ci siamo sbracciati e siamo ripartiti.

 

Il ricordo di Franco Marchione.

In tutte queste storie che ho raccontato, Franco Marchione è stato sempre presente. Lui con il suo vocione. Te lo ritrovavi sempre per qualunque cosa ed era un punto di riferimento per i giocatori. Era tifosissimo. Gli diedi l’incarico di responsabile dei raccattapalle perché voleva stare dietro la porta degli avversari per abbracciare per primo i giocatori che facevano gol.


 

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