POSTILLA

Anima e core. Ma
che bella la Serie A

Anima e core. Ma che bella la Serie A



 

La Juventus ha giocato per contenere l’avversario accontentandosi della prospettiva di un pareggio; il Napoli ha giocato la sua gara con generosità ma senza la brillantezza dei giorni migliori: non potendo restare in disparte la sorte tra la ragione e il cuore ha premiato quest’ultima palesandosi sotto le vesti di un provvidenziale Koulibaly, svettato in cielo per segnare un gol che resterà in una storia il cui finale è tutto da vivere.

 

La partita, oltre che un risultato, ci consegna da un lato una Juventus che sembra ancora scottata dall’eliminazione in Champions League: dalla gara del “Bernabeu” in poi una vittoria contro una Sampdoria che è alle cozze ormai da un pezzo, un pareggio contro lo stesso (a livello di situazione di classifica) Crotone che l’anno scorso avevano battuto in scioltezza per il sesto titolo; una sconfitta all’ultimo minuto contro un Napoli non esaltante. Il riverbero di quella gara ha aperto un solco nella squadra bianconera e con Inter e Roma (next) ancora da affrontare un campionato che sembrava in ghiaccio rischia di finire nel bidone dell’immondizia sito nel cuore dell’arbitro.

 

Il Napoli dal canto suo ha riaperto un campionato che sembrava chiuso: il proverbiale “anima e core” che connota lo spirito partenopeo sta spingendo questa squadra a valicare la poca lucidità e la stanchezza che si son palesate in questi ultimi mesi, anche per colpa del suo allenatore. Maurizio Sarri ha indubbiamente costruito una bellissima macchina di calcio ma per via della sua dogmatica rigidità non è riuscito a crearle attorno la sovrastruttura adatta a vincere sia a livello tecnico (riferimento non casuale alle rotazioni inesistenti) che di mentalità (tra continui alibi, uscite poco galanti e dito medio, non si è fatto mancare veramente nulla). Se quest’impresa storica dovesse maturare sarebbe molto più per le sfortune degli avversari e per la caratura di un gruppo che certamente ha costruito ma che adesso gioca più con il cuore che non con le sue idee.

 

Il duello capitale per la Champions League continua. La Roma arriva alla gara contro il Liverpool dopo aver preso a pallate la S.P.A.L, la Lazio ha passeggiato su quel che resta della Sampdoria e l’Inter ha risposto a tono, vincendo col Chievo una partita che negli ultimi minuti rischiava di diventare la tomba delle speranze europee che contano. Resta dunque tutto invariato ma il prossimo turno, che vedrà la Roma reduce dalle fatiche di CL contro un Chievo disperato, l’Inter da potenziale arbitro dello scudetto contro la Juventus e la Lazio impegnata fuori casa contro un Torino sempre ostico anche se non ha nulla da chiedere, difficilmente lascerà immutato lo status quo.

 

Sul fronte EL l’Atalanta, grazie alla vittoria nella gara-spareggio contro il Torino, mette la distanza su un gruppone costretto allo stop e si porta al sesto posto in virtù del verdetto di Milan-Benevento, che merita una postilla a parte. Gasperini sta per materializzare un secondo miracolo sportivo in una stagione che sembrava, per mille motivi, promettere tutt’altro, grazie ad un concetto di calcio che è andato oltre un organico ridimensionato, forse non applicabile ad alti livelli, ma comunque encomiabile. Chapeau.

 

Il Milan di Gattuso viene sconfitto dal Benevento di De Zerbi che si congeda con soddisfazione dalla Serie A dopo una stagione indimenticabile non in senso positivo. L’onda lunga della mistificazione transuma così da un allenatore tanto osannato per aver ottenuto risultati alla portata e vinto partite importanti con moltissima fortuna, ad un allenatore che riceve panegirici per il gioco della sua squadra, retrocessa con quattro turni d’anticipo. Che la retrocessione dei sanniti non sia colpa di De Zerbi è chiaro, ma dire che questi sia una specie di profeta quando il Benevento è retrocesso con quattro turni d’anticipo sprecando alle ortiche quelle che, alla luce di ciò che sta dicendo il campionato, erano occasioni per poter rientrare in corsa è veramente difficile da digerire. Per capire la vera consistenza tecnica dell’ex allenatore rosanero bisognerà attendere che qualcuno gli affidi una squadra sin dall’inizio.

 

Assieme al Benevento si appresta a lasciare la Serie A anche l’Hellas Verona, sconfitto dal Genoa di un Ballardini che meriterebbe una postilla a parte. La società gialloblù in questa stagione ha sbagliato tutto lo sbagliabile, dal mercato fino alla scelta di insistere su un tecnico che già l’anno scorso non aveva fatto sfracelli: tracollo inevitabile salvo miracoli. Per il resto un mirabile Crotone supera la S.P.A.L in classifica allargando così la forza gravitazionale di un precipizio che si è allontanato per il Sassuolo ma che si avvicina per il Cagliari e soprattutto per un Udinese giunta all’undicesima sconfitta consecutiva che non dà segnali di vita. Anche qui siamo di fronte ad una storia tutta da scrivere.

 

 






Lascia un commento

I commenti vengono moderati, letti e seguiti post pubblicazione e non a monte. Il materiale o contenuto proposto deve essere conforme con la discussione e la civile relazione tra utenti. La mail non sarà pubblicata. *