SIAMOAQUILE

Ricciardo: «Palermo un ambiente
magico, Serie D è una giungla»

Ricciardo: «Palermo un ambiente magico, la Serie D è una giungla»



“Re dei bomber? Spero di poter essere chiamato così a fine anno": esordisce così Giovanni Ricciardo nell'intervista rilasciata ieri sera durante il programma "SiamoAquile" in onda su Trm. L'attaccante rosanero ha parlato della sua esperienza a Palermo ritornando sulla chiamata in estate, sul momento positivo della squadra con 7 vittorie consecutive in altrettanti incontri di campionato, della Serie D e della difficoltà di andare a giocare fuori dalle mura amiche del "Renzo Barbera": 

 

GOL IN TRASFERTA

«La gente ci teneva, ma a me non pesava non segnare in trasferta: avrei messo solo la firma per fare gol in tutte le partite dentro e fuori casa e far segnare anche altri compagni». 

 

SERIE D

«La Serie D è una giungla, può succedere di tutto. Ne vedremo di tutti i colori in trasferta. Dobbiamo calarci bene nella mentalità di questa categoria cercando sempre di portare a casa il risultato. Ogni partita è difficile, soprattutto se ti chiami Palermo: contro di noi tutte le squadre provano a mettersi in mostra».

 

PALERMO

«L’impatto è stato superiore a quello che mi aspettavo, conoscevo questa piazza attraverso la TV e sapevo che qui c’era qualcosa di speciale. Quando sono arrivato qui ho percepito, fin dal primo giorno, il calore della gente. In ogni partita tutti daranno il 100%, anche le squadre sulla carta inferiori».

 

IMBATTUTI

«Non è per nulla scontato fare 7 vittorie di fila e non sarà semplice ripeterle. Ci saranno momenti di difficoltà, però la cosa importante sarà affrontare i momenti difficili tutti uniti. L’equilibrio nel calcio è fondamentale, così come nella vita: senza quello difficilmente si raggiungono gli obiettivi. Bisogna seguire una retta via, solo così si raggiunge un obiettivo. Noi come squadra vogliamo isolarci e pensare gara dopo gara. C’è ancora un campionato intero, finché non ci avviciniamo alla matematica non possiamo stare tranquilli».

 

TRASFERTE

«Secondo me dobbiamo essere più “ignoranti” e migliorare questo aspetto: come lo sono gli avversari quando giocano in casa contro di noi. In questo campionato l'”ignoranza” è fondamentale, non bisogna solo essere belli e giocare bene. Noi stiamo cercando di formare un gruppo che remi dalla stessa parte con una sola mentalità perché l’equilibrio nello spogliatoio è essenziale. Questione turn-over? Normale che chi gioca poco riscontri difficoltà, ma quando abbiamo scelto questo club sapevamo che potevamo dare il nostro contributo solo quando chiamati in causa dal mister».

 

RIGORE MARSALA

«Il pallone nei rigori pesa sempre, ma io sono sempre pronto a prendermi le mie responsabilità. Il mio desiderio era quello di esultare con i tifosi, ma purtroppo il portiere l’ha parata. La settimana dopo dentro di me sentivo di essere infastidito quindi contro il San Tommaso mi sono sfogato. Chiudere la carriera a Palermo? Io ragiono giorno per giorno, ma il pensiero devo dire che mi piace tantissimo. Per ora penso solo al campionato e alla prossima gara contro il Licata».

 

AMBIENTE ROSANERO

«Giocare qui è come giocare in serie A, a Palermo viviamo cose che in alcuni campi di B e A non esistono. Parlare di categoria è riduttivo e, nel caso del Palermo, è solo una lettera. Quando alla prima amichevole ti ritrovi quasi duemila persone in un posto sperduto, capisci cosa significa: questo è un ambiente magico, le emozioni che si vivono qui non le trovi in nessuna categoria. Quando stavo Cesena l’anno scorso, pranzando con i miei compagni è uscita la notizia del rischio fallimento del Palermo e li ipotizzavamo: “Ma se dovesse andare veramente in D ci trasferiamo tutti a Palermo?”. Quando si è verificata la catastrofe, il mio primo pensiero è stato subito quello. Dopo Cesena, avevo deciso di continuare a giocare al nord e solo il Palermo avrebbe potuto farmi cambiare idea. Per questo, quando finalmente la chiamata è arrivata, ho preso il primo aereo senza pensarci due volte. L’altra sera quando ci hanno aspettato allo stadio, nella mia testa ho pensato “se ci aspettano in questo modo dopo una gara vinta fuori, non oso immaginare cosa accadrà se raggiungeremo l’obiettivo promozione"». 






Lascia un commento

I commenti vengono moderati, letti e seguiti post pubblicazione e non a monte. Il materiale o contenuto proposto deve essere conforme con la discussione e la civile relazione tra utenti. La mail non sarà pubblicata. *