INTERVISTA

Palermo, la famiglia e
Ronaldo. Martinelli si racconta

Palermo, la famiglia e Ronaldo. Martinelli si racconta



Uno dei protagonisti di questo inizio stagione in casa Palermo è senza dubbio Alessandro Martinelli. Il centrocampista rosanero, domenica scorsa, ha realizzato il suo primo gol con la maglia rosanero.

 

Dalle colonne de Il Corriere dello Sport ha parlato del suo trasferimento a Palermo, della famiglia e dell'amore per il calcio.

 

 

La famiglia.

Papà è di Bergamo, la mamma svizzera. Se la mia famiglia conosce Palermo? Papà, dopo l’undici settembre, non prende più l’aereo. E’ venuto a trovarmi mio fratello Giacomo. Mamma Mariangela ha promesso che verrà; e mio padre un modo lo troverà, magari in nave. Mio padre Fausto è stato più volte campione svizzero di motocross e ha fatto la Parigi-Dakar. Quando gareggiava, lo seguivo con la mia piccola moto. Perché il calcio? Avevo sei anni e seguivo gli amici: il sabato a scuola calcio e la domenica all’oratorio. Il mio idolo? Interista di famiglia, a Ronaldo. Il fenomeno mi faceva impazzire.

 

 

Sulla scelta di Palermo.

Mi piacciono le sfide. Al diavolo quattrini e categorie. Sono un istintivo, ho pensato che a Palermo avrei trovato la molla per rifarmi.

 

La dolce metà.

Lavora alla Mercedes. Quando le ho detto di Palermo, non l’ha presa bene. Ora si è innamorata della città. Se le avevo promesso il gol? Come facevo? Ne ho segnati quattro in tutta la carriera! Ma gliel’ho dedicato.

 

 

Il ricordo del primo gol realizzato.

Derby veneto – conclude Martinelli - ero nel Venezia. Angolo del Vicenza, conquisto palla al limite dell’area, supero in dribbling due avversari e prima di calciare in porta metto a sedere il portiere avversario, tutto in 23 secondi. Nello spogliatoio, mi prendevano in giro chiamandomi Weah.

 

Un pensiero su Sforzini

Siamo con Nando e speriamo che possa riprendersi al più presto. Da domani, contro il Savoia, giocheremo come fosse il nostro dodicesimo in campo.

 

Il ruolo

A sinistra, mi trovo più a mio agio. Per me il gol equivale a recuperare una palla.

 

 

Hobby?

Il tennis, Federer, è ovvio, l’idolo. Ogni tanto gioco con Lancini, Pelagotti e Ricciardo.

 

 

Corini, Cellino e il futuro.

Gli ho detto: ‘Mister, mi dispiace’. Ha risposto che quando si è a posto con la coscienza non si deve temere niente. Cellino è esigente e istintivo, quando si sveglia e sceglie una cosa, la mette in atto, senza pensarci. Decisione di Cellino? Sarò freddo, ma se vedo qualcosa di sbagliato, m’inca … A Brescia l’ho fatto, sia pure con garbo. Il mio futuro è a Palermo. Ormai ho sposato questa causa e andrò fino in fondo. Cioè, in A.

 

 

Sul caso Balotelli.

Brutta storia, sono solidale con Mario. Negli stadi, bisognerebbe solo divertirsi. Numero di Maglia il 6. Il 20 l’avevo alla Samp, era elegante. Il 28 a Brescia: il giorno di nascita del mio procuratore ed il simbolo di Guardiola. Il sei? Meglio cambiare ogni tanto.

 

 

Infine un pensiero sull'attualità.

Le dieci vittorie rientravano nei piani ma non ci credevo. Ora sarà diverso perché gli avversari ci conoscono. Pergolizzi dice che non abbiamo fatto niente e che la partita che viene è sempre la prima. Non lo conoscevo, mi ha fatto subito buona impressione. Una bellissima persona. Savoia? Sappiamo come giocano. Squadra individualmente forte. Però, se teniamo il ritmo del Barbera...






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