LA DICHIARAZIONE

Palermo e il passato a Catania
Parla Castagnini

Palermo e il passato a Catania. Parla Castagnini



Il direttore sportivo rosanero Renzo Castagnini ha rilasciato un'intervista al quotidiano La Repubblica

 

"A Catania ho giocato 40 anni fa, ormai è il passato. Sono stato bene, ho giocato quasi cento partite, ho vinto un campionato dalla C alla B e poi ho fatto due anni di B. Ho un bel ricordo, mia moglie è di Catania e mi sono sposato lì. Quando cantano chi non salta è catanese sorrido e mi fa un po’ impressione. Ma ora mi interessa solo il Palermo. Anche se qualcuno me lo dovesse sottolineare lo accetterei. Non puoi rinnegare il passato, sono stati bei momenti, ma adesso penso solo a costruire qualcosa di bello a Palermo".

 

Il nuovo Palermo. 

"In effetti è così specialmente quest’anno, siamo partiti da zero e con Sagramola ci siamo messi di santa pazienza per cercare di fare una squadra velocemente visto che il tempo era poco. Diciamo che siamo soddisfatti di quello che è venuto fuori. Quando vedi la squadra giocare, i giocatori crescere e fare bene sei contento e se vengono male sei dispiaciuto. Proprio come un padre". 

 

Continua... 

"Premetto che tutto ciò che faccio, lo faccio insieme a Rinaldo Sagramola.

Gli ho raccontato di avere visto a Coverciano un’amichevole fra una squadra di serie D toscana e una di disoccupati: la prima correva, la seconda camminava. Alla fine ha vinto la squadra che non correva, ma aveva molta più qualità perché era composta da giocatori di C, B e A. E quello è stato il nostro modello. Ma bisognava dare all’allenatore, che è stato bravo in così poco tempo, anche una squadra competitiva agonisticamente. Con Sagramola abbiamo messo un’idea l’uno e piano piano è venuto fuori il Palermo.

Abbiamo lavorato insieme per tanti anni, ci confrontiamo tantissimo e abbiamo sintonia. Ormai vedo più lui che mia moglie Renata".

 

Il modo di lavorare. 

"Il nostro team manager Andrea Siracusa mi manda le partite, ne vedo tre a settimana. Guardo parecchia serie C, parecchia B e la A che guardano tutti". 

 

Il passato. 

"Ci sono stati posti in cui ho lavorato bene, con Sagramola a Vicenza e a Brescia, da solo a Piacenza. Situazioni interessanti perché avevamo la possibilità di costruire come qui a Palermo. C’erano poche interferenze, facevamo le cose a piccoli passi, ma fatte bene con tanti giovani lanciati in A. Quando ci sono le condizioni si fa sempre un buon lavoro. Il lavoro di un direttore sportivo dipende dal contesto". 

 

Sul presidente Mirri. 

"Qui c’è un contesto straordinario per lavorare e il presidente Dario Mirri è una persona straordinaria. Per fare il mio lavoro non c’è di meglio. Il presidente guarda la partita in gradinata, ma poi ci vediamo, ci confrontiamo, ragioniamo e lavoriamo. Non è il settore che cambia le cose".

 

E ancora... 

"Un lavoro difficile fatto con passione, armonia e tante preoccupazioni. Oggi nonostante la battuta d’arresto con l’Acireale siamo contenti, soddisfatti e con la consapevolezza che potevamo fare meglio. Continuiamo a lavorare, non possiamo mollare un centimetro e lo dimostra proprio la partita con l’Acireale. C’è da portare in fondo il progetto: sarà difficile, ma entusiasmante".

 

Il tempo libero. 

"Non m’importa niente del tempo libero. Se lavori non pensi ad altro.

Poi ci sono giornate in cui stacchi la spina, devi farlo ed è giusto farlo.

Quando posso vado a casa e mi ricarico. Lavori meglio se ogni tanto stacchi e riordini le idee".

 

Sulla famiglia. 

"La famiglia è il mio porto sicuro. E poi un buon bicchiere di vino rosso. Mi piace molto il vino siciliano, devo essere sincero: in Toscana abbiamo vino buono, ma quello siciliano è davvero buono. A tavola Palermo è un disastro, si mangia sempre. Bisogna stare attenti, si mangia bene, c’è una buona cucina. Non sono una buona forchetta, sono un mangiatore normale. Ma a Palermo è difficile mangiare normale". 

 

La città. 

"Ho visto poco. Vivo a Mondello, ci alleniamo a Carini e la sede è allo stadio: la città la frequento poco. Passo più tempo in macchina che altro. Non sono uno che va tanto in giro, mi piace stare a casa. Guardo parecchie partite, anche registrate". 






1 commento

  1. Rubini 36 giorni fa

    Visto poco? Malissimo, allora che puoi capire? Quanto alla cucina, ormai a Palermo mediamente si mangia male. Il motivo non lo so, una volta forse era, come dire, una cucina più netta, precisa, palermitana e basta. Ora è un miscuglio 'regionale', uno 'stile' mischiato ad un altro. La mollica, ad esempio, usata troppo e troppo spesso, persino nella pasta con le sarde, come a Roma. Anche sul cibo di strada avrei da ridere. Le arancine, una volta con un cuore al centro, e basta. Adesso è tutto un rosso, splatter. Ps Redazione, anche per voi troppo rosso, nelle ultimi rilevazioni, che succede?

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