GAZZETTA DELLO SPORT

Palermo, come nel 1987:
parlano i protagonisti

Palermo, come nel 1987: parlano i protagonisti



Di nuovo fallimento, di nuovo ripartenza. Il Palermo Calcio rivive la stessa sorte toccata nel 1987, quando il club rosanero fu dichiarato fallito per la terza volta nella sua storia e dovette ripartire dalla C/2 dopo un anno di inattività. L'allora presidente Salvino Lagumina, insieme al lavoro del nuovo allenatore Giovanni Caramanno e del ds Franco Peccenini, riuscirono a costruire una squadra che ottenne l'immediata promozione. Giovanni Di Marco e Giuseppe Leone per la Gazzetta dello Sport hanno intervistato alcuni dei protagonisti dell'ultima rinascita rosanero, arrabbiati per la sorte toccata nuovamente alla Palermo del calcio e a tutti i suoi tifosi, accorsi ai tempi in 40.000 per vedere la nuova squadra in amichevole contro Atletico Mineiro e Ajax

 

GIORGIO CARRERA

«Gli ultimi mesi mi hanno disgustato, mi è sembrata una barzelletta. Serve un'epurazione totale di certi personaggi. Non c'è bisogno che il nuovo proprietario sia per forza palermitano, basta che sia un imprenditore serio. Semmai ci vuole una buona dose di palermitani in squadra, come avevamo noi, e servirà lottare. Il fatto di chiamarsi Palermo non vorrà dire automaticamente vittoria».

 

SANTINO NUCCIO

«Mi auguro che ci siano palermitani nella dirigenza e nello staff tecnico, è fondamentale per lo spogliatoio. Poi, serve un grande allenatore, come per noi è stato Caramanno, un precursore sotto certi aspetti e a livello mentale ci vorrà umiltà perché tutte le squadre aspetteranno il Palermo per fargli la... festa. Per quanto riguarda la società basta che ci sia gente seria perché, se c'è la volontà di investire, prendere il Palermo è un affare».
 

 

DOMENICO DI CARLO

«Ricordo il presidente Lagumina che fu bravo nel prendere un tecnico vincente come Caramanno. Da lì si è costruita una squadra pronta per risalire subito con gente di categoria superiore, quello che servirà anche al Palermo di oggi. Ci vorrà gente esperta che conosce la D, ma pure gente navigata in C. Tutto questo con la regia di imprenditori seri che non abbiano altri fini».

 

GIUSEPPE CARAMANNO

«L'organico era ex novo e c'era bisogno di compattare il gruppo. Durante tutto il ritiro, la preparazione cominciava con un'ora di tattica e strategia alle 6.30. In tutto 28 ore per formare quella squadra che poi è anche riuscita a giocare alla pari con l'Atletico Mineiro e a vincere 4-0 con l'Ajax. Le idee devono stare al primo posto per combattere contro chi ha più soldi e a Palermo sarà fondamentale l'azionariato popolare come a Barcellona perché qui il mecenate non spunta».
 

 

ANTONIO MANICONE

«Caramanno era un tecnico di grande levatura tecnica e morale che insegnava calcio. Al nuovo Palermo auguro di avere gente di qualità e palermitani che trasmettano senso di appartenenza».

 

PIETRO DE SENSI

«Solo la squadra era da C2, poi tutto l'ambiente era da A. So che è terribile ripartire dalla D, ma spero che si affacci una società solida che costruisca subito una squadra per salire in Serie C».

 

GIAMPIERO POCETTA

«Guai a essere superficiali, bisognerà programmare bene, senza pensare che le cose possano filare lisce facilmente. Il resto può farlo il calore di Palermo, come è successo 32 anni fa: è una città importante con potenziale immenso».

 

ANGELO CONTICELLI

«La nuova proprietà punti su un forte settore giovanile, la provincia di Palermo sforna tanti giovani interessanti. Mi auguro che Orlando dia il Palermo a gente importante con un progetto durevole».


 

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