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La qualificazione con il suo
Gzira e Palermo. Parla Tedesco

La qualificazione con il suo Gzira e Palermo. Parla Tedesco



Dopo aver ribaltato lo svataggio di due reti a zero e - grazie al tre a uno in trasferta - aver regalato la qualificazione al prossimo turno di Europa League al suo Gzira, Giovanni Tedesco si racconta a La Repubblica soffermandosi sul momento in casa Palermo.

 

Sulla qualificazione. Come matura?

Nasce intorno a mezzogiorno di giovedì quando, prima della partita, mi hanno tradotto i giornali croati che dicevano che ci sarebbe stata una goleada a i nostri danni e che era più probabile vedere un extraterrestre girare per le strade di Zagabria piuttosto che l'Hajduk eliminato dallo Gzira.

 

Continua…

Sono andato nello spogliatoio, mi sono messo in ginocchio davanti al giornale aperto e ho caricato i miei.

È stata una grande mancanza di rispetto nei nostri confronti e in campo abbiamo dato il massimo sino ad arrivare alla vittoria e all'eliminazione dell'Hajduk.

 

Una bella gioia…

Per il calcio maltese e per me.

In passato avevo già disputato otto gare di Europa League sulla panchina di squadre maltesi e avevo già battuto il West Ham.

 

Sul Palermo.

La seguo con grande amarezza e tristezza.

A vari livelli e con diverse responsabilità si è giocato con i sentimenti e l'amore di una intera città e della tifoseria della squadra.

L'unica cosa che adesso mi auguro è che si possa voltare pagina.

Spero che chi prenderà il nuovo Palermo ci possa mettere passione e sentimento.

È vero, nel calcio serve solidità economica, ma mi piacerebbe che il Palermo del futuro avesse un po' meno soldi, ma molto più cuore.

 

Sulle parole di Ficarra.

Mi trova assolutamente d'accordo.

Mi piacerebbe che la squadra della mia città avesse questa anima palermitana.

In serie D serve gente attaccata alla maglia.

Gente giovane e che abbia il cuore rosanero.

 

Allenare il Palermo.

In questo momento penso alla mia squadra, all'Europa League e ai progetti vincenti che abbiamo a Malta, ma non nascondo che sarebbe un sogno.

Sarebbe l'occasione della mia vita.

Ma so anche che in Italia è tutto più difficile se non hai uno sponsor o se non hai chi ti spinge.

Io però voglio continuare a sognare anche se dedico tutto me stesso al Gzira.

 

Sul Palermo che verrà.

Di Mirri conosco la passione da vero tifoso e conosco bene anche Sagramola che era al Palermo nel momento in cui raccoglievamo tanti successi.

L'ho avuto come dirigente e dico che è una garanzia.

Ho letto di Ferrero e dico che se vuole veramente il Palermo deve prima lasciare la Sampdoria.

Non mi piace pensare al Palermo gestito da chi ha già un'altra società. Non mi piace immaginare la mia squadra che faccia la fine della Salernitana, del Bari o di altre società che fanno riferimento a una proprietà che ha altri club in serie diverse.

Al calcio palermitano serve una figura che sia legata solo al Palermo.

Poi, niente da dire se Ferrero vendesse veramente la Samp e avesse personaggi come Iachini e Perinetti, ma il Palermo non può essere la succursale di nessuno.

 

Il Palermo e le emozioni di trent’anni fa quando i rosa affrontarono l'Atletico Mineiro.

Emozioni che sarebbe bello riprovare.

Anzi, ne approfitto per lanciare una proposta: perché non organizzare un'amichevole tra i giocatori del recente passato contro la nuova squadra di serie D? Bisognerebbe trovare la data giusta, ma sono sicuro che gente come Cavani, Pastore, Dybala, Sorrentino, Nocerino, Balzaretti, Miccoli e tutti i campioni che sono passati da queste parti sarebbero felici di festeggiare la nascita della nuova società: e io, naturalmente, capitano del vecchio Palermo.

 

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