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Il passato, la carriera e
Palermo. Ricciardo si racconta

Il passato, la carriera e Palermo. Ricciardo si racconta



Direttamente dalle colonne de Il Corriere dello Sport il bomber della SSD Palermo Giovanni Ricciardo si è raccontato tra l’emozione di vestire la maglia rosanero e aneddoti personali.

 

Non cerco giustificazioni, ognuno ha ciò che si merita. Non darò mai la colpa agli altri. Guardo la A e la B e rifletto: ‘Potevo fare di più’.

Nel mondo del calcio c’è egoismo e ognuno pensa a se stesso. L’ho imparato a Cesena, dopo un vero e proprio colpo di fulmine e un crescendo di emozioni positive. Poi, qualche dirigente mi ha tradito. Non porto rancore anche se non hanno mantenuto la promessa del rinnovo. C’è chi dà troppi giudizi, senza aver mai giocato.

 

Su Pergolizzi.

È una persona semplice, un allenatore preparato. Con lui ho trovato l’intesa e si può parlare senza riserve. Lo ammiro perché si sveglia e va a dormire con la testa sempre al suo lavoro, qualità che ti porta a fare risultati. Se ha un problema te lo spiattella ed è giusto così, alla fine tutto si viene a sapere.

 

Sul futuro.

Voglio vivere il momento. Non è che mi ponga limiti però, siccome ne ho viste di tutti i colori, non vado dietro alle illusioni o ai sogni. L’idea di continuare qui sarebbe stupenda. Palermo rappresenta l’occasione della vita: profuma di A, d’Europa e di grandi campioni. Intanto, è il coronamento di una carriera.

Mi viene da ridere quando sento queste cose. In testa a punteggio pieno? E allora? Abbiamo vinto con gli attributi, non per quattro o cinque a zero. La squadra è forte, il potenziale notevole. Per ora siamo all’inizio. Daranno l’anima per fermarci. Solo col tempo si potrà capire dove possiamo arrivare.

 

Il paese dell’infanzia.

Ho sempre vissuto a Ficarra, paese piccolissimo e magico. Anche per i turisti. Chi arriva, respira aria speciale: la gente ti fa stare bene. Il cuore e i miei affetti sono lì. Penso che la vita sia bella, malgrado quello che si vede in giro e che vada affrontata con serenità e con una dose d’incoscienza. Elementi fondamentali del mio modo di essere.

 

Su alcune passioni.

Adoro la musica. Ho suonato fin da bambino il sax soprano anche nella banda del paese e avevo talento. Ero al Conservatorio e mi stavo diplomando al liceo scientifico quando il calcio mi ha rapito. Rientravo a casa con le ginocchia sbucciate dopo ore passate in un campetto rimasto in cemento, sotto un sole cocente, senza mai piangermi addosso. Oggi, per hobby, suono la chitarra e la porto sempre nelle trasferte e nei ritiri. Mi diverte e canto canzoni che capisco, tipo Vasco, Battisti, Ligabue.






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