PARLA FICARROTTA

«Palermo la mia rinascita, spero
di chiudere qui la carriera»

«Palermo la mia rinascita, spero di chiudere qui la carriera»



Luca Ficarrotta si racconta. L'attaccante rosanero, intervistato da Fabrizio Vitale per la Gazzetta dello Sport, ripercorre la sua carriera dagli esordi nella Juventus al caso Salernitana-Nocerina del 2013 e ritornando sulla scelta di lasciare Marsala per vestire la maglia rosanero:

 

«Aspettavo da tanto l’opportunità di giocare dall’inizio in casa, il gol passa in secondo piano. Volevo dimostrare quanto valgo per questa maglia. Se rischiamo di essere appagati dopo i sei gol? Non siamo una squadra del genere, vincere 6-0 non vuol dire che tutto sia facile. Domenica affrontiamo una squadra molto forte come il Savoia, con un blasone e un organico di alto livello. Vincere 6-0 o 1-0 conta poco. I sogni semplici spero di farli presto, segnare non è un’ossessione, è stato bello farlo davanti alla mia gente e il gol lo dedico a loro».

 

JUVENTUS

«A 14 anni, è arrivata la chiamata della Juventus, sono stato tre anni a Torino. È stato un periodo incredibile, allenarsi con Del Piero, Ibrahimovic, Cannavaro, Zambrotta, Trezeguet è stato un sogno. All’epoca giocavo terzino sinistro: il mio idolo era Zambrotta, era una malattia. Al Trapani, Boscaglia mi im postò come esterno di centrocampo a sinistra nel 4-4-2. Ho giocato in attacco per la prima volta a Casale Monferrato in serie C, in quella squadra c’era pure Ricciardo».

 

IL FATTO

«Purtroppo c’è una partita che credo abbia segnato la mia carriera: Salernitana-Nocerina nel 2013, io ero nella Nocerina. Quel match passò alla storia per il gran numero di infortunati che costrinse alla sospensione. Ci fu un’inchiesta, venimmo ascoltati dalla Procura Federale e la squadra fu radiata. Chi aveva giocato l’andata non poteva essere tesserato da un’altra squadra, c’era l’Ischia che mi voleva. Alla fine sono stato sei mesi fermo e da allora non sono più riuscito a trovare una squadra in C. Penso che quel brutto episodio abbia inciso. Sono ripartito dalla D. Non sono servite neppure due stagioni a San Cataldo in cui ho realizzato complessivamente 27 gol. Quest’anno erano arrivate due richieste, dal Potenza e dalla Sicula Leonzio, ma i progetti non mi stimolavano e ho deciso di andare a Marsala».

 

PALERMO

«Trovare il Palermo alla prima giornata è stata una fortuna, penso che se l’avessimo affrontato più in là non sarebbe accaduto nulla. E dire che quella gara ho rischiato di non giocarla. Avevo 38 febbre fino a poco prima di andare in campo, per fortuna ho fatto una buona prestazione. Il giorno dopo è arrivata la chiamata del Palermo, ho parlato con il presidente Cottone e gli ho detto: “Devo andare, a 29 anni è un’occasione irripetibile”. Lo ringrazio per avermi accontentato».

 

RINASCITA

«Nella mia carriera ho commesso tanti errori di gioventù, ero una testa calda, e quando sei alla Juve non te lo puoi permettere. Adesso ho una famiglia, sono padre e sono maturato. Vorrei che Palermo fosse la mia ripartenza, grazie alla società che mi ha dato quest’opportunità. Vorrei ripagare questa fiducia fino a quando me lo concederanno, magari chiudere la carriera qui. Abbiamo le stesse potenzialità del Bari ma siamo più forti mentalmente e come gruppo. Loro 10 vittorie consecutive dall’inizio non le hanno fatte. Ripetere i numeri dell’anno scorso? Spero di sì, ma prima darò il massimo per la squadra».






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