Faggiano cerca di compiere il miracolo mancato da Foschi
Da Morace a Zamparini, con autonomia limitata. S'è spostato di 100 chilometri ma è come se avesse cambiato mondo.
Passa da un presidente che non parla e non si vede quasi mai a uno che parla e si vede ventiquattro ore al giorno. E che fino a ieri ha ribadito. “Io ne capisco molto...”. Lascia una squadra che nell’ultimo anno ha abituato i suoi tifosi alle vittorie, ai sogni e allo stupore, e ne trova una ormai abituata a non vincere e a soffrire. Va da una tifoseria che non gli chiedeva niente ad una che invece pretenderà tanto. Trova un datore di lavoro contestato e non più apprezzato dall’ambiente dopo averne lasciato uno amato e ammirato dal suo popolo. Passa da una società in cui faceva quasi tutto lui ad una in cui potrà fare poco. Ha lasciato un posto di lavoro in cui aveva totale e indiscussa autonomia per arrivare in uno in cui i margini di movimento saranno ridottissimi. Il primo messaggio di benvenuto, in tal senso, gliel’ha già dato il vero direttore sportivo del Palermo, Zamparini. “Faggiano chiuderà le trattative che ho avviato io”. Ovvero, tieni carta e penna e vai a firmare il contratto. Se poi si considera che è tornato Curkvovic, è chiaro che Faggiano potrà far poco, se non discutere per ora con Novara e Trapani per Faragò e Scozzarella.
E’ stato molto bravo Faggiano in granata. Ora si misura con un altro mondo, un altro spessore, un altro presidente. Il richiamo dei soldi e della categoria l’hanno convinto a buttarsi nel pentolone rosanero. Gli auguriamo tante soddisfazioni. S’è spostato di appena cento chilometri, da Trapani a Palermo, ma è come se si fosse trasferito dall’altra parte del mondo.
Nella foto, Faggiano (a destra) un paio di anni fa da avversario al Barbera. Per chi erano le corna?
Redazione