De Zerbi tra dogmi e necessità. Adattarsi non è affatto un reato

La volontà di non snaturarsi e l'obbligo di fare punti. Il tecnico bresciano a caccia di un compromesso.

De Zerbi tra dogmi e necessità. Adattarsi non è affatto un reato

Il Palermo è caduto quando la corsa sembrava costante e destinata ad alzare il proprio ritmo. Inciampati sul Torino e su se stessi, i rosa devono trovare la forza e la tenacia per rialzarsi e riprendere il cammino ben intrapreso un mese fa. Forse, però, cambiando passo e abbandonando temporaneamente quei dogmi tattici che non sempre risultano vincenti. Come la ricerca ossessiva del possesso palla, rigorosamente a terra, al costo di rischiare il passaggio tra le linee a due passi da Posavec. Indubbiamente un meccanismo interessante, utile per costruire una trama sin dai primi scambi, e vincente quando trova il suo sviluppo negli interpreti giusti.

 

Ma tutto dipende dagli interpreti: non è detto che un buon difensore come Vitiello sappia anche impostare sotto pressione. Né è da dare per scontato che un ottimo mediano come Gazzi sappia sempre ricevere il pallone e smistarlo velocemente sugli esterni o in verticale. La dimostrazione dei rischi che questa scelta tattica comporta si è rivelata lunedì sera, sotto i riflettori dimezzati del ‘Barbera’: il Torino ha stravinto il match effettuando un costante pressing alto sui difensori rosa e riuscendo a recuperare palla prima della metà campo, coprendo le linee di passaggio e di fatto neutralizzando ogni via di fuga per impostare l’azione. Quando il divario tecnico e atletico degli avversari si accentua, i rischi sono questi: subire quattro gol in 25 minuti. Che si traduce in una sconfitta tattica evidente.

 

Discostarsi da una decisa idea di calcio non è facile, ma è possibile. De Zerbi lo ha dimostrato abbandonando il suo 4-3-3, plasmando a sua immagine e somiglianza il 3-5-2 lasciato da Ballardini e sviluppando comunque una fase offensiva inedita. Sconfitte pesanti come l’1-4 di lunedì sera possono sconvolgere e danneggiare il buon lavoro svolto e non sempre danno scosse propositive. Per questo, allontanarsi dai dogmi tattici predefiniti e, al contrario, adattare le proprie potenzialità agli avversari non è soltanto una possibilità, ma una necessità chiara.